Nelle viscere di Roma, l'ombra si distende, dove la notte eterna la polvere riprende. Porta Capena, un varco nel nero confine, Il primo miglio in fiamme, destino e rovina. Asfalto squarciato, il tufo è l'osso antico, un battito di pietra, l'eco del mio nemico. Sotto il tuo asse regale, Appio Claudio cieco, Seimila croci sepolte e distorte in un giorno d'eco. Da Capua a Roma, il supplizio è un monito sacro, Spartaco e i suoi schiavi, un urlo senza lacrimo. Lungo il tuo fianco, o Via, l'aria è carne disfatta, una via crucis eterna, la memoria mai intatta. Il suono del vento, sento la loro agonia, il Metallo che affonda, la vera tirannia. Il suolo è intriso di sangue, un patto millenario, la vendetta è il mio Dio oscuro e il nero è il suo altare. Sotto il lastrico nero, l'abisso si spalanca, catacombe di tufo, dove la fede è stanca. Da Callisto agli occulti martiri, un labirinto di spettri, nascosti dai seppelliti scettri. Hanno atteso il loro giorno, nell'umido freddo, mentre il mondo di sopra era solo uno specchio. Ma oggi il muro respira e l'eco è un'agonia. Il fischio del tuono è la sua liturgia! La terra si apre, il passato mi inghiotte, l'impero non muore, vive nella notte.